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Fumo passivo e lockdown, bambini più esposti

I danni del fumo passivo sono da tempo un’evidenza scientifica. Ma sono in molti ancora oggi a sottovalutarne gli effetti. Soprattutto sui bambini. I consigli dell' Ospedale pediatrico Bambino Gesù
Bambini Fabio Ferrari/LaPresse

L’esposizione al fumo passivo nell’infanzia aumenta la probabilità che nei primi anni di vita il bambino soffra di asma (+ 80%), otite media, acuta e cronica, infezioni croniche dell’orecchio medio, respiro sibilante e malattie delle basse vie respiratorie (+50% con entrambi i genitori fumatori) come tosse, catarro, broncospasmo, mancanza di fiato e difficoltà a respirare.

Patologie che risultano particolarmente gravi nei neonati e nei bambini più piccoli, nei nati pretermine, di basso peso o con malattie concomitanti.

Tra i neonati in particolare, l’esposizione al fumo passivo è un fattore di rischio per la Sindrome della morte in culla (SIDS), che vede il decesso improvviso, senza causa apparente, nei primi 12 mesi di vita.

I figli dei fumatori hanno inoltre un rischio doppio di avere una polmonite nel primo anno di vita e se a fumare è un solo genitore influisce di più il fumo materno. Si è osservato che maggiori sono i livelli di nicotina nel sangue e più gravi sono le patologie. E che se un bimbo soffre di asma il fumo passivo può peggiorare i suoi sintomi, aumentare l’uso dei farmaci e il ricorso all’ospedalizzazione.

I bambini dei fumatori sono per evidenti motivi quelli che collezionano un maggior numero di assenze a scuola. Da adulti saranno più esposti al rischio di sviluppare un cancro ai polmoni.

I danni del fumo passivo sono da tempo un’evidenza scientifica. Ma sono in molti ancora oggi a sottovalutarne gli effetti. Soprattutto sui bambini. Ecco perché l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, fra i centri d’eccellenza nel mondo per l’accoglienza e la cura dei bambini, in concomitanza con la “Giornata mondiale senza tabacco” – ogni 31 maggio – ricorda sul suo portale online quali rischi corrono i più piccoli se esposti precocemente al fumo.

Una condizione che nei mesi dell’emergenza coronavirus si è acuita per la convivenza “forzata” in casa, spesso h24, dei bambini coi loro genitori fumatori. Non più poche ore al giorno, magari la sera al rientro dal lavoro, ma spesso tutta la giornata, con un’esposizione prolungata al fumo. A peggiorare le cose è stato talvolta proprio l’effetto lockdown per cui – secondo uno studio dell’Iss – molti dei fumatori costretti fra le mura domestiche hanno fumato molto più del solito.

Nemmeno la scelta di fumare alla finestra, sul balcone, in una stanza dedicata o uscendo da casa è risolutiva perché, spenta la sigaretta, sostanze tossiche e cancerogene restano “impigliate” nelle maglie dei vestiti, sui capelli e sulla pelle, e si depositano sui mobili, sulle pareti e i pavimenti.

È così che vengono inalate insieme alle polveri o ingerite. Basti pensare a quante di queste sostanze raccoglie un bambino che gattona per casa, o a quelle che respira quando la mamma lo prende in braccio dopo aver fumato. È il cosiddetto “fumo di terza mano”, che persiste negli ambienti e li contamina anche per lungo tempo, causando danni polmonari ma anche epatici e cardiovascolari, e poi disturbi neurologici. L’odore di fumo tipico di alcune automobili ne è un esempio.

Ad oggi, seppur la fase di emergenza sanitaria è ormai alle spalle e la maggior parte dei genitori è tornata a lavorare fuori casa, non si può escludere il rischio di una nuova accelerazione dell’epidemia, magari in autunno. Una seconda ondata – come quella che recentemente ha colpito la città di Pechino – che imporrebbe una nuova serrata.

Urge pertanto richiamare l’esigenza di proteggere i più piccoli, soprattutto se i genitori non riescono a smettere di fumare, e se si pensa che in Italia poco meno del 50% dei bambini sotto i 5 anni ha almeno un genitore che fuma, il 12% li ha entrambi e almeno il 20% dei neonati ha una mamma fumatrice.

Sarà necessario pertanto non fumare in casa e nei luoghi dove sono presenti dei bambini o che i piccoli frequentano abitualmente; non fumare o lasciar fumare in auto; chiedere a chi frequenta la casa di astenersi dal fumare; non portare i bambini in ambienti dove si fuma. I genitori dovranno lavarsi le mani e sciacquarsi bocca e denti dopo aver terminato di fumare e prima di entrare in contatto con i figli.

E poi cambiarsi gli abiti, se non dopo ogni sigaretta, almeno quando si rientra a casa dal lavoro, sia se si è fumatori, sia se si lavora in un ambiente nel quale si è esposti al fumo. Per quei genitori che riescono a smettere di fumare, si consiglia di pulire accuratamente la casa e l’auto per eliminare ogni residuo di fumo: aprire spesso le finestre per arieggiare e eliminare i mobili che si sono rovinati a causa del fumo; nell’auto, cambiare il filtro dell’aria perché trattiene i residui di fumo e l’odore peggiora quando si accende il riscaldamento o il condizionatore d’aria.

 

 

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